Non ce ne sarebbe bisogno dato che non ho postato nulla fra la classifica dei film di zombies e questa, ma riporto comunque il regolamento creato da Elio:
1) Essendo difficile scegliere un unico genere o filone cinematografico, non lo si farà. Se ne possono scegliere 3, ed ogni giorno sarà dedicato ad un genere diverso.
2) Ogni classifica dovrà contare solo ed esclusivamente 7 pellicole.
3) Il genere dovrà essere introdotto, brevemente o meno, e le scelte dovranno essere giustificate, sì da rendere ulteriormente utili le singole classifiche.
Chiunque dovesse decidere di farlo, oltre a rispettare le regole appena scritte, dovrà semplicemente riportare l'identificativa e fantastica immagine ad inizio post.
Ero indeciso se prendere in considerazione tutto il genere fantascientifico o se concentrarmi su sottogeneri specifici come ad esempio le invasioni aliene o i viaggi nel tempo. Alla fine ho optato per la prima, anche se ha voluto dire includere alcuni dei soliti titoli che si vedono abitualmente in queste classifiche. Ho preferito non considerare unicamente un dato periodo e ho incluso tutti quei film con cui sono cresciuto o che mi hanno fatto appassionare al genere. Buona visione!
7. Atto di Forza (Paul Verhoeven, 1990)
Un operaio scopre di essere in realtà un agente segreto a cui hanno cancellato la memoria. Dovrà recarsi su Marte per scoprirne di più, ricordare il passato e fare il culo ai cattivi. La settima posizione è forse l'unica che mi ha fatto andare un po' in crisi, nel senso che ero indeciso fra questo e una buona decina di altre pellicole. Alla fine ha deciso il cuore, perché l'affetto che provo per questo film è tanto e non potevo non dedicargli un posto in classifica. Storia avvincente e originale, ambientazioni fantastiche ed effetti speciali sorprendenti ancora oggi.
6. The Matrix (Andy Wachowski, Lana Wachowski, 1999)
Una delle pellicole di fantascienza più rivoluzionarie degli ultimi anni.
C'è un po' di tutto: kung fu, strane profezie, macchine pensanti, ambientazioni cyberpunk e, ovviamente, pure una storia d'amore.
Ricordo ancora l'incredibile impatto che ebbe su di me questa pellicola. Col passare degli anni ho tralasciato alcuni aspetti e mi sono divertito a considerare quelli più libertari, che sono tanti e nascosti solo in parte dal massiccio uso di capriole ed effetti speciali. Emblematico il discorso finale di Neo rivolto alle macchine.
5. L'Invasione degli Ultracorpi (Don Siegel, 1956)
Prima trasposizione cinematografica del romanzo di Finney scritto nel 1955 (l'ultima, se non mi sono perso nulla, dovrebbe essere il pessimo Invasion, con Nicole Kidman e Daniel Craig), L'Invasione degli Ultracorpi è un film che a rivederlo ora sembra non essere minimamente invecchiato. Capolavoro angosciante e pesante accusa al conformismo della società moderna. Fantastico.
4. 2001: Odissea nello spazio (Stanley Kubrick, 1968)
E anche in questo caso c'è poco da dire. Kubrick si diverte a ripercorrere la storia dell'uomo arrivando ad ipotizzarne un futuro dominato dalla tecnologia e dall'intelligenza artificiale. I significati possono essere molteplici e per quanto mi riguarda non avrebbe senso fermarsi ad una singola interpretazione. Non lo rivedo da tanto, ma ancora mi ricordo la regia perfetta, la splendida fotografia e la particolarissima atmosfera.
3. La Cosa (John Carpenter, 1982)
Forse il mio film preferito di Carpenter, di cui prossimamente mi divertirò a fare una specie di classifica. Flop al botteghino, viene poi rivalutato col passare degli anni fino a diventare uno dei film di fantascienza più citati e famosi. I makeup effects di Bottin hanno fatto storia, e Carpenter tira fuori uno dei suoi tanti capolavori, allontanandosi di parecchio dal primo film del 1951, La Cosa da un altro mondo.
2. Alien (Ridley Scott, 1979)
L'alieno più spietato di sempre, Sigourney Weaver col lanciafiamme, il silenzio dello spazio profondo e la scena del mostro che fuoriesce dal torace di Kane. Basterebbero queste poche scene per fare di Alien una visione obbligata.
Oltre ad essere un capolavoro, è anche il motivo per cui in questa lista non è presente Blade Runner, dato che avevo deciso di non mettere più di un film per ogni regista.
1. Solaris (Andrej Tarkovskij, 1972)
Kris Kelvin viene mandato in missione su una stazione spaziale sovietica nei pressi del pianeta Solaris. Assisterà ad inspiegabili fenomeni che lo porteranno a confrontarsi con la moglie defunta ed altre inquietanti manifestazioni, ciascuna legata al passato dei pochi disillusi membri dell'equipaggio.
Lo spazio profondo e l'oceano pensante servono al regista russo per insistere sulle difficoltà dell'uomo di conoscere se stesso. Ipnotico ed angosciante.
Una settimana senza modem. Ottenerne uno di ricambio è stato molto più difficile del previsto. Alla fine ce l'ho fatta, ma pur potendo connettermi non ho aggiornato il blog né lasciato commenti in giro; magari passavo, ma senza farmi vedere.
Comunque, come a volte capita su WFTRD, faccio una specie di carrellata di una parte dei film che mi sono visto (o rivisto) ultimamente, e anche se di solito tendo a non parlare di quelli che non mi sono piaciuti, uno era talmente ridicolo che non ho potuto non metterlo. Sono tanti, probabilmente avrei dovuto dividerli in più post, ma mi andava di fare così... Complimenti a chi arriva fino in fondo!
Atto di forza – Paul Verhoeven, 1990, 113 min.
Con Arnold Schwarzenegger, Michael Ironside, Sharon Stone
Se ne parlava qui, e allora, dopo anni e anni, mi è venuta voglia di rivederlo. Me lo ricordavo bello, ma non fino a questo punto: Atto di forza è un capolavoro!
Tratta da un racconto di Dick che non ho letto, la storia è questa: un operaio (Schwarzenegger), tormentato da incubi in cui si ritrova a morire soffocato sulla superficie di Marte, viene attirato dalla reclame di un'azienda che offre una vasta gamma di “ricordi” da inserire nel cervello del cliente, e che gli permetteranno di riviverli senza problemi. In pratica è un po' il contrario di quello che succede qui . La moglie e un suo collega sembrano particolarmente colpiti da questo suo interesse, e provano in tutti i modi a farlo desistere, facendogli presente che il processo tramite cui i ricordi vengono inseriti nella mente può causare gravi danni al cervello. Lui all'inizio si fa convincere, ma poi finisce per cambiare idea e si sottopone all'operazione. Qualcosa però va storto, il tentativo di innesto fa tornare a galla vecchi ricordi, e Arnold scopre di essere già stato su Marte in qualità di agente segreto. Ma per chi lavorava davvero? E chi è stato a cancellargli la memoria?
Verhoeven, tre anni dopo RoboCop, tira fuori quello che per me è senza dubbio il suo film migliore (quelli precedenti al suo trasferimento negli USA non li ho visti). Ottima regia, buona sceneggiatura, effetti speciali impressionanti ancora oggi... è tutto talmente curato che pure Schwarzenegger risulta credibile. Immancabile.
Antichrist – Lars von Trier, 2009, 108 min.
Con Charlotte Gainsbourg, Willem Dafoe
Lui e lei fanno l'amore; nessun suono, solo musica classica ad alto volume ed immagini esplicite. Nel frattempo il figlioletto riesce ad uscire dal lettino, si arrampica sul davanzale, perde l'equilibrio e cade nel vuoto: morte istantanea. Tormentata dai sensi di colpa, lei entra in crisi e, priva di forze, è costretta a passare un mese in ospedale. Lui, psicologo, non condivide la metodologia con cui i dottori del posto curano la moglie, allora inizia ad occuparsene in prima persona, e per iniziare la terapia la porta in una casa sperduta in mezzo ai boschi.
Uscito in seguito a un lungo periodo di depressione di von Trier, Antichrist è un film complesso a cui è possibile dare un'infinità di definizioni e significati. Durante la visione non ho minimamente provato a pensare ai vari riferimenti religiosi presenti al suo interno (almeno credo) e ho visto il tutto come una specie di film sul superamento di un trauma, sui problemi di coppia e, soprattutto, sulla donna. Accusato di essere profondamente misogino, io l'ho trovato in realtà quasi femminista. Ma probabilmente sbaglio io, non so... Ad ogni modo mi ha coinvolto non poco. Stilisticamente magnifico, curato e perfettamente recitato, riesce nell'intento di disturbare profondamente lo spettatore. Certo è facile odiarlo, ma merita comunque di essere visto.
The Ward - John Carpenter, 2010, 88 min.
Con Amber Heard, Mamie Gummer, Danielle Panabaker, Lyndsy Fonseca, Jared Harris
Non avevo mai avuto l'occasione di “aspettare” un film di Carpenter. Anzi sì: Vampires e Fantasmi da Marte, ma non contano, perché all'epoca ancora non lo adoravo come lo adoro ora. I precedenti, invece, li ho tutti recuperati parecchi anni dopo l'uscita.
Qui siamo sicuramente lontanissimi da capolavori come Essi Vivono, La Cosa o Distretto 13: le brigate della morte, e non vengono nemmeno raggiunti i livelli del sottovalutatissimo Christine o di Grosso guaio a Chinatown, eppure non ci si annoia mai e il film è nell'insieme davvero godibile. Purtroppo la maggior parte degli spaventi sono provocati da rumori improvvisi a tutto volume col “cattivo” che sbuca dal nulla, la trama è banale e la recitazione non è certo indimenticabile, ma Carpenter riesce comunque a svolgere più che discretamente il proprio compito. Molto bella l'ambientazione anni '60. I tre cuori sono di stima, ma va be'...
Niente da nascondere - Michael Haneke, 2005, 117 min.
Con Daniel Auteuil, Juliette Binoche
Era forse il film che mi mancava per capire meglio il cinema di Haneke. Funny Games, ad esempio, proprio non mi era andato giù, mentre ero rimasto impressionato da La Pianista. Poi, su consiglio di Einzige, ho recuperato questo Caché (nascosto), tradotto Niente da nascondere, e l'ho trovato fantastico.
Georges e Anne ricevono una serie di nastri contenenti ore e ore di registrazioni della loro casa, ripresa da fuori da una telecamera fissa. All'inizio lo prendono come una specie di scherzo ma poi, insieme ai nastri, ricevono anche degli inquietanti disegni. Quando, al posto del solito video della facciata della casa, ricevono una registrazione della vecchia tenuta di campagna di Georges, questi inizia a farsi un'idea di chi possa essere il mittente, e si mette sulle sue tracce.
Le intenzioni di Caché ricordano in parte quelle di Funny Games: mostrare il lato più realistico della violenza – in questo caso soprattutto psicologica –, rendendo il disagio il più veritiero possibile. Haneke non dà risposte chiare e rende lo spettatore una sorta di guardone. È un film quasi perfetto, perché ogni scena, anche quella apparentemente più insignificante, riesce a trasmettere il malessere e il fastidio provato dai protagonisti. Bellissimo.
World Invasion - Jonathan Liebesman, 2011, 116 min.
Con Aaron Eckhart, Michelle Rodriguez, Ramon Rodriguez
La trama è la solita: gli alieni ci invadono. Questa volta però la sceneggiatura si concentra unicamente sui belli, coraggiosi, politicamente corretti, leali, patriottici e profumati marines del gloriosissimo esercito americano.
Ora, che gli eserciti di ogni tipo siano una delle dimostrazioni più evidenti della stupidità umana è per me assodato, e sfido chiunque a convincermi del contrario; tuttavia, guardando un certo tipo di film, uno prova a dimenticarlo e a godersi per quanto possibile lo svolgimento della trama. Ma qui è impossibile: questa non è fantascienza, non è azione, è pura propaganda militarista, un imbarazzante video di reclutamento di quasi due ore. Non sto esagerando, magari guardatevelo per farvi due risate e capirete. Eckart d'altronde sembra il primo a non credere al suo personaggio (il ruolo comunque lo ha accettato lui). Ci sono anche Michelle Rodriguez, sempre nel solito ruolo, e Ramon Rodriguez, la cui notevole somiglianza con Pete Sampras è stata senza dubbio l'elemento più efficace di tutto il film. Una merda!
Bubba Ho-Tep - Don Coscarelli, 2002, 92 min.
Con Bruce Campbell, Ossie Davis, Ella Joyce
Elvis Presley, ormai stanco di essere considerato un Re dal successo sempre più invadente, decide di dare una svolta alla propria vita prendendo il posto di Sebastian Haff, un suo sosia che incomincia a sostituirlo sia sul palco che nella vita di tutti i giorni. Intanto, nei panni di Haff, Elvis si costruisce una nuova esistenza lontano dai riflettori, e per riassaporare i brividi di esibirsi davanti a un pubblico si mette a suonare con una cover band facendo finta di impersonare se stesso. I due hanno anche firmato un contratto che permetterebbe ad Elvis, qualora ne avesse l'intenzione, di riprendersi la propria identità in qualsiasi momento. Il film ha però inizio molti anni dopo, quando Elvis – che tutti credono sia morto ma che è invece vivo e vegeto nei panni di Haff – si ritrova bloccato in un ospizio, claudicante e ormai parecchio in là con gli anni. A scuotere la solita routine, ci penseranno un altro ospite dell'ospizio convinto di essere Kennedy, e un'antica mummia vestita da cowboy che succhia le anime dal buco del culo delle sue vittime.
C'è un po' di tutto, in questa commedia: il dramma, il fantasy, un po' di horror... mummie vestite da cowboy... ma più che altro c'è lui, Bruce Campbell, la cui sola presenza basterebbe a giustificare la visione del film. Eppure si va oltre: la sceneggiatura è curata, divertente e ben strutturata, i personaggi ben caratterizzati e il risultato finale è davvero ottimo.
È previsto un prequel, Bubba Nosferatu: Curse of the She-Vampires, sempre di Coscarelli ma senza Bruce Campbell. Sembrava che Don Perlman dovesse rimpiazzarlo, ma nella scheda imdb del film è sparito anche il suo nome. C'è da dire che senza Campbell non avrebbe senso nemmeno parlarne, di questo prequel, figuriamoci produrlo, realizzarlo e poi distribuirlo...
L'uomo senza passato - Aki Kaurismäki, 2002, 97 min.
Con Markku Peltola, Kati Outinen, Outi Mäenpää
Kaurismäki non lo avevo mai considerato. Poi, su consiglio di Ford, ho recuperato un suo film e me sono innamorato. Due in particolare mi hanno colpito: Ombre nel paradiso e L'uomo senza passato. Molto carino anche Le luci della sera, meno coinvolgente invece Calamari Union, che mi sono comunque goduto...
Appena arrivato a Helsinki, un uomo si fa pestare al punto da perdere la memoria. Dato quasi per morto, si risveglia, scappa dall'ospedale e si rifugia in periferia. Lì conosce un gruppo di persone che vivono in freddi container, stringe amicizia con alcuni di loro, si innamora e ricomincia una nuova vita. Ma il passato torna prepotentemente a fargli visita...
Un film lento, a metà fra dramma e commedia, con dialoghi surreali e atmosfere stupende che a tratti fanno pensare anche a Jarmusch.
Sátántangó - Béla Tarr, 1994, 420 min.
Con Mihály Vig, Putyi Horváth, László feLugossy, Éva Almássy Albert, Miklós Székely B.
Un gruppo di contadini ungheresi riunitisi in una comunità agricola è costretto ad affrontare il fallimento totale del progetto. In contemporanea con la consegna dell'ultima paga, torna Irimiás , un membro del villaggio dato per morto due anni prima. Rispettato e quasi temuto da tutti, Irimiás convincerà la maggior parte dei contadini rimasti a dargli i soldi per finanziare una seconda comunità.
Molti personaggi, pochi dialoghi, lunghi piani sequenza e dodici capitoli per un totale di sette ore abbondanti di pellicola. La narrazione prima si svolge in modo cronologico e poi torna indietro per concludersi nel punto esatto in cui ha inizio il film. Non succede molto e le lunghe e surreali scene senza tagli finiscono per diventare quasi ipnotiche. La maggior parte della storia si svolge nella fredda, fangosa e umida fattoria semi-abbandonata in cui abitano i vari personaggi. Si parla dell'uomo, della vita, dell'autorità (incarnata da Irimiás), in un contesto in cui ogni azione sembra inutile e destinata al fallimento.
La scena del gatto mi ha spiazzato un po'. Si dice che in realtà non gli sia stato fatto alcun male. In caso contrario, per quanto mi riguarda, ci sarebbe da rivalutare l'intero film.
Affascinante quanto spossante, anche questo merita una visione.
L'ora del lupo - Ingmar Bergman, 1968, 90 min.
Con Max von Sydow, Liv Ullmann
Johan Borg, pittore di successo in piena crisi creativa, si trasferisce con la moglie Alma su un'isola deserta. Dopo qualche tempo le sue condizioni peggiorano, e a causa della sua paura del buio, costringe Alma a restare sveglia con lui in attesa dell'alba. Ma le sue ossessioni aumentano col passare dei giorni, ed i suoi incubi cominciano a materializzarsi sotto forma di inquietanti personaggi che si rifugiano in un castello dall'altra parte dell'isola. Il disagio di Johan crescerà al punto che anche Alma si troverà coinvolta nelle sue paranoie.
Guardando quello che viene presentato come l'unico film horror di Bergman, mi è venuto spesso da pensare al cinema di Lynch e a 8½ di Fellini, sia per il carattere onirico di certe scene che per il modo in cui i personaggi immaginari, o incubi, vengono presentati allo spettatore. Una specie di sogno, cupo e inquietante.