martedì 17 gennaio 2012

La Cosa (2011)


The Thing
Di Matthijs van Heijningen Jr., 2011 (USA, Canada), 103 min.
Con Mary Elizabeth Winstead, Joel Edgerton, Ulrich Tomsen
Scritto da Eric Heisserer, tratto dal racconto di John Campbell

Inizio ripetendo un concetto che avevo già espresso nella recensione di Let me in: non sono contro i remake. Spesso si rivelano inutili, fastidiosi e magari anche irrispettosi, ma non sono contro. Nemmeno quando sono fatti male ed è palese che l'unico motivo della loro esistenza è rappresentato dalla speranza di chi lo finanzia di incassare più di quanto sia stato speso per produrlo, figuriamoci poi quando magari vengono bene o permettono, a chi se lo fosse perso, di riscoprire l'originale.
Detto questo, è naturale che certe operazioni facciano quantomeno storcere il naso. Se per quanto riguarda Let me in lo scetticismo era da imputare al fatto che lo stesso film era già stato diretto in modo pressoché identico appena due anni prima, in questo caso lo si deve ad un altro piccolo dettaglio: La Cosa, quello del 1982, è un capolavoro intoccabile. Quindi mi contraddico subito e ammetto che la mia prima reazione alla notizia che ne avrebbero fatto un remake è stata: “ma come si permettono?!”
Ora però occorre puntualizzare: La Cosa non è un remake, ma un prequel. Se questo sia un bene o un male non saprei dirlo, quel che è certo è che quello del 1982 non necessitava di alcun dettaglio o spiegazione in più. Inoltre, il film di Matthijs van Heijningen, pur non essendo un vero e proprio remake, ha una vicenda strutturata in modo estremamente simile a quella di Carpenter. Ed ecco quindi che ci viene mostrato il modo in cui viene decimato il gruppo dei norvegesi scopritori dell'alieno, fino alla scena dell'husky che apre il sequel. Il rischio spoiler, ovviamente, non c'è.


Si inizia, quindi, con un gatto delle nevi al cui interno vi sono tre scienziati norvegesi che, tanto per far capire da subito l'atmosferà che regnerà, si raccontano barzellette sporche. All'improvviso si apre un crepaccio, il mezzo precipita e si incastra in una posizione che permette a chi lo guida di limitarsi ad accendere i faretti e scoprire una gigantesca astronave. Il capo del team di cui fanno parte, infoiatissimo per la scoperta, chiama subito a raccolta un gruppo di scienziati da tutto il mondo, fra cui spicca la giovanissima ma già superesperta Kate. Non c'è nemmeno il tempo per le presentazioni che subito si inizia a lavorare per recuperare il corpo dell'alieno rinvenuto poco lontano dall'astronave e sepolto sotto un metro di ghiaccio. E dopo questi primi venti minuti di pellicola io ancora pensavo di poter assistere ad un qualcosa di un minimo decente. Invece no. Il primo segnale di allarme arriva quando Mr. Eko, mentre tutti sono occupati a bere e a ridersela della grossa pensando a quanto diventeranno ricchi e famosi per aver scoperto una nuova forma di vita, si avvicina al blocco di ghiaccio che contiene l'alieno, lo esamina angosciato, e si fa poi terrorizzare da un buontempone norvegese sbucato dal nulla che gli urla alle spalle. Fortunatamente (o forse no), questa è anche la scena più spaventosa del film, preludio ad ottanta minuti di sbadigli e alieni deformi in CGI.


I riferimenti al film di Carpenter sono tanti, già a partire dai caratteri cubitali della locandina, ma il rischio di dover comparare scena per scena i due lavori svanisce quando diventa chiaro che non ne varrebbe nemmeno la pena. Né per il povero van Heijningen, né tantomeno per il povero spettatore. Ma il vero problema del film è che non funzionerebbe neppure se uno dovesse far finta che sia la prima trasposizione del racconto di Campbell. Prima di tutto vi è il problema della completa assenza di angoscia. Un problema non da poco, per un horror fantascientifico ambientato in mezzo ai ghiacci. La storia va infatti avanti seguendo sempre il solito schema: l'alieno si impossessa di una persona a caso, si scopre chi è, lo si brucia col lanciafiamme e avanti così in un'altra stanza, se prima era la cucina ora è il laboratorio. È vero, le cose da fare in una stazione sperduta in mezzo ai ghiacci non sono molte, eppure – e qui il paragone scatta comunque – Carpenter riusciva davvero a terrorizzare. C'era la solitudine dei protagonisti, la paura dell'ignoto, un'eccellente costruzione della tensione... Qui no. Non basta ambientare il film in una location suggestiva quale può essere L'Antartide, per riuscire a trasmettere smarrimento e inquietudine, perché l'ambientazione devi anche saperla sfruttare.
Poi c'è l'alieno, che vediamo unicamente grazie ad un uso sfrenato ed irresponsabile del computer, e che quindi non disgusta nemmeno per sbaglio: si contorce, urla, si apre in due, ha zanne e artigli che gli si formano in ogni parte del corpo, cammina come un ragno e si impossessa delle sue vittime deformandole nei modi più fantasiosi, ma il massimo che riesce a suscitare è qualche risatina.
Si arriva infine al difetto principale della pellicola: la noia. Tanta, a tratti quasi insopportabile, dovuta sia ad una scarsa caratterizzazione dei personaggi che alle prevedibilità del tutto.
È un peccato, perché il rispetto che regista e sceneggiatore provano per l'opera a cui si ispirano è evidente, ed i collegamenti fra i due film non si limitano certo al finale con l'husky, eppure è tutto talmente spento e privo di mordente che non riesce ad intrattenere per più di venti minuti.

06/20


11 commenti:

  1. Sembra davvero pessimo.
    Ce l'ho anche io in lista, mi sa tanto che le bottigliate pioveranno!
    Ad ogni modo, l'originale è mitico!

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    1. Magari ti piacerà, non so... In giro ho letto anche commenti di gente che, pur venerando quello di Carpenter, non ha schifato questo come ho fatto io. Guardalo appena hai voglia, sono curioso di vedere il tuo voto.

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  2. Secondo me l'originale di Carpenter non andava nemmeno toccato. Ma si sa che le idee nuove scarseggiano, quindi massacriamo pure i capolavori. Sono molto, molto dubbiosa...

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    1. E fai bene, questo puoi tranquillamente evitarlo. :)

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  3. questo non m'arrischio a vederlo nemmeno sotto tortura!
    quando ho letto che avrebbero fatto un remake (un prequel?) della Cosa, sono rimasto di stucco: quello di Carpenter è in assoluto tra i miei preferiti nel genere (e non).
    come dice newmoon qua sopra, a Hollywood ci sono tanti mezzi ma pochissime idee...

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    1. Ma come?! Non eri curioso di sapere come mai, all'inizio di quello di Carpenter, l'husky veniva inseguito? :D

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    2. e per saperlo devo vedere tutto il film?! nooo!:))
      dal voto che hai messo sembra una palla tranquillamente evitabile, e poi il primo mi andava bene così com'era, pure con i suoi piccoli misteriosi husky in fuga :D

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    3. Ah guarda, andava benissimo anche a me. Anzi, come inizio era proprio perfetto: il cane che arriva da non si sa bene dove, inseguito da due "pazzi" armati... fantastico! Mi è pure venuta voglia di rivederlo per l'ennesima volta. :D

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    4. buona idea, mi sa che ti seguo a ruota :))

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  4. Eppoi "La Cosa" di Carpenter é qualsiasi cosa un pericolo non identificato subdolo perché non identificato- Una pessima idea il remake-
    Egill

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    1. Sì, in effetti non è stata un'ottima idea. Ho scritto che di solito non sono contro i remake, ma certe scelte fanno comunque rabbrividire. ;)

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